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news Sicurezza sul Lavoro
Data: 23-09-2020

Infortuni sul lavoro e costruzioni: denunce in calo negli ultimi cinque anni

Pubblicati i dati Inail: nel quinquennio 2015-2019 la riduzione degli infortuni si attesta all’8,7%. Funziona, dunque, la prevenzione nei cantieri

 

Calano le denunce di infortunio nel settore delle Costruzioni. A confermarlo sono i dati contenuti nel nuovo numero della pubblicazione Andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali”, pubblicato dall’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. In particolare, nel quinquennio 2015-2019 ha visto una riduzione delle denunce di infortunio dell’8,7%. Con un decremento ancor più importante dei casi accertati positivamente, passati dai 35.083 del 2015 ai 29.104 del 2019 (-17%). Un trend favorito, stando agli analisti, dalla crisi del settore e l’adozione di migliori e più efficaci interventi di prevenzione nei cantieri. Presentiamo, a tal proposito, i dati più significativa che emergono della ricerca.

Settori e distribuzione geografica

La diminuzione delle denunce di infortunio ha interessato tutti i settori delle Costruzioni. In particolare, spiccano gli ambiti “Costruzione di edifici” (-22,9%) e “Lavori di costruzione specializzati” (-15,2%), che insieme contano il 92,4% degli infortuni del settore. Poco più del 69% degli infortuni positivi del 2019 ha interessato i lavoratori dipendenti. Circa un quarto i lavoratori autonomi, il 3,9% apprendisti e l’1,7% i somministrati. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto si arriva al 40% dei casi. Le regioni del Sud più colpite sono la Puglia e la Sicilia (4,7% e 4,5% degli infortuni, rispettivamente). Il 78,8% degli infortunati in occasione di lavoro del 2019 sono nati in Italia, il 5,1% in Albania, il 4% in Romania. I lavoratori più colpiti hanno tra i 35 ed i 64 anni di età (circa il 75% dei casi).

Cause e conseguenze degli infortuni

Oltre il 43% degli infortuni in occasione di lavoro avvengono per perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto o di attrezzatura di movimentazione. Altri motivi: la perdita di un utensile a mano o oggetto (22,6%), lo scivolamento o inciampamento con caduta (20,7%). Tra gli infortuni che avvengono durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, la parte del leone la fa la contusione con il 24,6% dei casi. A seguire, ecco la lussazione (23,8%), la ferita (23,7%) e la frattura (19,4%). Il 56,5% delle contusioni interessa gli arti superiori e inferiori e particolarmente la mano. In caso di lussazione sono interessati soprattutto quelli inferiori (53,9%), in particolare la caviglia e il ginocchio.

Gli infortuni mortali

Altro capitolo, gli infortuni in occasione di lavoro con esiti mortali: oltre un quarto di quelli dell’Industria e Servizi avviene nelle Costruzioni, dato che conferma l’alta rischiosità del settore. In ogni caso, i dati del quinquennio 2015-209 fanno ben sperare. Se nel ramo Industria e Servi il calo è stato del 20,3%, nelle Costruzioni questa diminuzione è stata addirittura del 40% (dai 140 del 2015 agli 84 del 2019). “Sicuramente la promozione della cultura della salute e della sicurezza in edilizia stanno dando i loro frutti” spiegano gli esperti Inail. Un risultato positivo dovuto anche alle campagne di finanziamento rivolte alle imprese del settore per agevolare interventi volti alla riduzione del rischio infortunistico.

Le patologie professionali

Focus sul 2019: l’anno scorso sono state 9.016 le malattie di origine professionale denunciate all’Inail dai lavoratori che operano nelle Costruzioni. Tale settore risulta essere, con il 18,3% e subito dopo il manifatturiero (21,2%; 10.460 casi), quello che contribuisce maggiormente al numero totale delle patologie derivanti dal lavoro denunciate all’Inail nell’Industria e servizi (49.277). Un trend in costante aumento, visto che negli ultimi cinque anni le malattie professionali sono passate dalle 7.493 del 2015 alle oltre 9.000 dell’anno passato. Territorialmente, la maggiore crescita si è avuta al Centro con il 45,8%. A seguire il Mezzogiorno con il 14,9% (Isole -2,7% e Sud +26,1%) e il Nord con l’1,6% (Nord-Ovest -6,6% e +7,4% Nord-Est). La stragrande maggioranza delle malattie (99,4%) ha interessato gli uomini, a conferma della prevalenza della componente maschile di lavoratori.

Età media e malattie

Tra i più colpiti vi sono i lavoratori che si concentrano nella fascia di età tra i 50 e 64 anni. Delle 9.016 patologie denunciate nel 2019, il 93% ha interessato lavoratori italiani (8.383 casi) e il 7% lavoratori di origine straniera (633). Di questi, oltre i due terzi sono extra comunitari (438). Sia i lavoratori italiani che quelli nati all’estero registrano, nel quinquennio, un incremento delle malattie denunciate rispettivamente del 19,9% (da 6.992 casi a 8.383) e del 26,3% (da 501 a 633). Nel 2019 le principali malattie professionali sono state quelle a carico del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (73,3%; 6.518 casi).  Senza dimenticare le malattie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide (11,1%; 989); del sistema nervoso (9,9%; 876). E ancora: del sistema respiratorio (2,8%; 245) e delle patologie tumorali (1,8%; 162).

Costruzioni ed emergenza sanitaria

Numeri che si affiancano a quelli legati all’emergenza sanitaria. Nel settore delle costruzioni, secondo Confindustria, in termini di produzione, nel 2020 si registrerà un calo del 7%. Con la ripresa delle attività, si prevede che nel 2021 si attesterà al -4%. Secondo i dati Istat, a febbraio 2020 la produzione ha registrato una brusca diminuzione (-3,4% rispetto a gennaio). Tra marzo e maggio l’indice destagionalizzato della produzione è risultato ancora in forte riduzione rispetto al trimestre precedente (-41,9%). Nonostante il robusto aumento di maggio 2020 (+168 rispetto al mese precedente), il calo tendenziale nei primi cinque mesi dell’anno è stato significativo.  Sia l’indice corretto per gli effetti di calendario che quello grezzo diminuiscono, rispettivamente, del 23,6% e del 24,2%. Per non parlare della difficoltà di accesso al credito: la riduzione dei prestiti sarà dell’1,7% nei servizi e del 4,3% nelle costruzioni (soprattutto per le piccole società).

Timidi segnali di ripresa

Un timido segnale di ripresa emerge dall’indice congiunturale Cresme/CLab (corretto per i giorni lavorativi). Nel mese di giugno 2020 si registra una crescita, seppur modesta, dell’attività nel settore delle costruzioni, con un +0,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. “In questo modo si conferma la ripartenza del mercato già visibile nei dati di maggio. Anche le prime due settimane di luglio confermano la tendenza ad un rapido ritorno alla normalità, con livelli di attività analoghi a quelli registrati nel 2019 – conclude il documento Inail -. Inoltre, la ripresa appare omogenea sul territorio nazionale; i lavori programmati prima dello stop forzato di marzo-aprile vengono rapidamente portati a conclusione, contribuendo alla risalita dell’indice di fiducia delle imprese”.

Fonte: Teknoring.it

 

 

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